lunedì 24 settembre 2012

Cinque Kosha nella Psicologia Indiana


L’uomo non è costituito solo da sangue, ossa, muscoli, vasi e pelle come si pensa comunemente.
Oltre a questi elementi tessutali, ogni creatura vivente possiede cinque strati consecutivi, che sono via via più sottili. In sanscrito essi sono chiamati koshaकोश. In profondità, nascosto da questi cinque involucri, o livelli d'energia, risiede l'Essere Divino, il Signore della vita.
Le cinque categorie d’involucri o kosha कोश presenti in ogni individuo, sono:
1.      Annamaya-kosha अन्नमाया कोश :
l’involucro fisico o esterno dell’individuo, che è composto dal suo nutrimento di cibo, bevande, così come da fattori esterni come l’aria e la luce. Possiede sette categorie di elementi tessutali. Questo involucro esterno è spesso erroneamente considerato come l’individuo nella sua totalità, poiché è ciò che è visibile a occhio nudo.
2.      Pranamaya-kosha प्राणमाया कोश 
l’involucro dell'energia vitale o prana प्राण. Il respiro è la sua porta d'ingresso. 
Tanto gli esseri viventi che i corpi morti possiedono l’annamaya-kosha, mentre soltanto nei primi è presente il pranamaya-kosha, assente poi, quando si cessa di vivere.
Tutti questi involucri sono continuamente protetti e alimentati dal respiro dell'essere interiore, il soffio, la forza vitale simbolicamente rappresentata da due serpenti (quello dell'INSPIRO e quello dell'ESPIRO).
3. Manomaya-kosha मनोमाया कोश :
l’involucro della psiche, che comprende sensi, memoria, emozioni ecc..
Il suo squilibrio causa l’incapacità di percepire gli oggetti dei sensi e di compiere azioni motorie. Quando questo strato è fortemente danneggiato la persona rimane in uno stato di coma perenne.
4. Vijnanamaya-kosha विज्ञानमाया कोश 
l’involucro della saggezza e dell’intelletto. Questo è l'involucro dove risiedono la capacità decisionale, quella discriminativa e l'analisi critica. Le lesioni di questo involucro impediscono reazioni appropriate alle percezioni sensoriali e mentali. La follia è il risultato estremo della sua condizione alterata.
5. Anandamaya-kosha आनन्दमाया कोश :
l’involucro dell’eterna beatitudine; evita che la persona insegua obiettivi che procurano una felicità transitoria e spinge l’individuo a inseguire quelli in grado di condurlo verso una felicità eterna. Quando questo involucro è attivo, la mente gode nel suo stato naturale di benessere e gioia.
Ciascun individuo possiede questi cinque involucri (kosha कोश) che sono progressivamente sempre più sottili.
La capacità di apprezzare questi involucri, specialmente gli ultimi due, dipende dalla natura sattvika dell’individuo e dall’apertura del jnana-caksu ज्ञान चक्षु (l’occhio interiore).
L’Ayurveda enfatizza l’importanza del giusto apprezzamento e del buono stato di salute di tutti e cinque gli involucri, perché uno senza l’altro non può dare salute ad una persona, fisica, mentale e spirituale, né consentire una vita felice.
Il primo involucro, il corpo materiale o grossolano è chiamato karya-sarira कार्य शरीर oppure (sthula-sarira स्थूल शरीर). Questo corpo è presente anche dopo la morte, pur cominciando uno stato di graduale decomposizione.
Il secondo, il terzo e il quarto involucro costituiscono il karana-sarira करण शरीर(detto anche sukshma sarira सूक्ष्म शरीर), il corpo sottile o corpo astrale.
Nel corpo astrale sono localizzati i chakra चक्र (i centri di energia secondo lo Yogaयोग).
Il corpo astrale trasmigra da un corpo a un altro dopo la morte.
Un santo, con una adeguata pratica spirituale (sadana सदन), può a suo piacere far trasmigrare il suo corpo astrale nel corpo di un’altra persona e successivamente farlo rientrare nel proprio corpo fisico.
Gli sforzi della ricerca medica odierna sono  diretti esclusivamente al corpo materiale grossolano, ignorando gli altri aspetti sottili dell’individuo.


I cinque Kosha
(Strati)
Il Prana cosmico o Mahaprana è l’energia essenziale della vita e di tutto ciò che esiste. E’ la forza vitale che esiste in tutti gli esseri, senzienti e non senzienti. Il prana cosmico è presente in tutte le forme di vita, il modo in cui si manifesta varia secondo la frequenza vibratoria del corpo che esso permea.
Secondo lo yoga, ogni essere umano ha cinque livelli di energia che coesistono e variano mutuamente dal più grossolano al più sottile. Questi sono chiamati i “Pancha Kosha” o le cinque dimensioni del prana.
Essi sono:
1.Annamaya kosha    – il corpo Fisico  formato dal cibo
2.Pranamaya kosha   – il corpo pranico
3.Manomaya kosha    – il corpo mentale
4.Vigyanamaya kosha – il corpo astrale o psichico
5.Anandamaya kosha  – il corpo di beatitudine
E’ il prana cosmico che fa funzionare queste cinque dimensioni e permette loro di svolgere le loro funzioni in maniera costante anche quando siamo addormentati, in assenza di una continuità della consapevolezza cosciente.
Nella maggior parte delle persone, la consapevolezza cosciente esiste principalmente sul piano fisico. La consapevolezza degli stati più sottili di esistenza può essere sviluppata tramite pratiche Yogiche e Meditative.....
Annamaya kosha
E’ la dimensione fisica, come strato del cibo per la dipendenza da cibo, acqua e aria, che sono una forma grossolana di prana. Tuttavia la sua esistenza è ancora più dipendente dal prana stesso. E’ possibile rimanere senza cibo sino a sei settimane, senza acqua per sei giorni e senza aria per sei minuti, ma se il prana si ritira, la vita cessa immediatamente.
A livello di annamaya kosha si fa esperienza del prana nella forma di energia fisica e più grossolana.
Pranamaya kosha
E’ la dimensione vitale o il corpo pranico. Insieme, il corpo fisico e pranico costituiscono la struttura umana di base a cui si fa talvolta riferimento come atmapuri , la città dell’anima (atma significa “anima” e puri “città”), perché attraverso questi corpi che contengono i più sottili corpi mentale, astrale e causale, è possibile l’autorealizzazione. Perciò chi vuole risvegliare la consapevolezza più profonda deve imparare il più possibile riguardo alla fisiologia e l’anatomia del corpo fisico e pranico, i sette chakra e nove cancelli (due occhi, due orecchie, due narici, bocca, ano e uretra).
Il corpo pranico, più sottile del corpo fisico, pervade, sostiene e infonde la vita in ogni cellula del corpo fisico, di cui ha approssimativamente la stessa forma e dimensione.
Tuttavia il corpo pranico e quello fisico non possono esistere da soli. Proprio come il corpo fisico è sostenuto e mantenuto dal corpo pranico, così il corpo pranico è sostenuto dalle dimensioni più sottili di manomaya, vigyanamaya e anandamaya kosha.

Manomaya kosha
E’ la dimensione mentale, svolge molte funzioni simultaneamente e mantiene insieme, come un’unità integrata, i due kosha più grossolani: annamaya e pranamaya.
Essa agisce come messaggero tra ciascun corpo, trasmettendo le esperienze e le sensazioni dal mondo esterno al corpo intuitivo e le influenze del corpo causale ed intuitivo al corpo grossolano. La mente è capace di raggiungere la massima velocità. Il pensiero è la manifestazione ultima del movimento. La mente può muoversi avanti e indietro nel tempo, che non rappresenta una barriera per la mente, e durante la meditazione si può sperimentare che il tempo cessa di esistere.


Vigyanamaya kosha
E’ la dimesione astrale, o corpo dell’intuizione, pervade manomaya kosha ed è più sottile di quest’ultimo.
Quando questa dimensione è risvegliata, si inizia a sperimentare la vita a livello intuitivo e a vedere la realtà fondamentale, oltre la semplice manifestazione. Questo porta alla saggezza.
Si fa esperienza di vigyanamaya kosha negli stati meditativi in cui abbiamo visioni e percezioni dell’essenza delle cose.

Anandamaya kosha
E’ la dimensione della beatitudine, è quella finale è più sottile, è il corpo causale o trascendentale, la dimora del prana più sottile. E’ oltre ogni definizione
L’ultimo corpo in cui si penetra è anandamaya kosha, l’oceano della beatitudine.
Questa è la soglia del samadhi. Questa dimensione può apparire nella forma di un uovo luminoso, di uno shivalingam luminoso.
Quando tutti questi corpi vengono trascesi, ci espandiamo nello stato di samadhi.

Om Shanti.   Swami Dhyan Nirman

पञ्च कोश 

Nelle Upanishad e nel Vedanta si distinguono cinque involucri chiamati Kosha in cui è avvolto l’Atman. L’identificazione del proprio IO con uno di questi involucri, non permette di percepire Atman, la vera natura dell’universo, praticando la meditazione si possono eliminare le identificazioni come, per esempio: “io sono il mio corpo, i miei pensieri ecc...”. Kosha è una parola sanscrita che significa: avvolgere, rivestimento, involucro, strato, guaina.

Secondo gli antichi saggi di 3.000 anni fa, ognuno di noi è composto da cinque kosha, cioè da “corpi” o “involucri” che, come le matrioske, sono racchiusi l’uno dentro l’altro. Essi sono: annamaya kosha (corpo fisico), pranamaya kosha (corpo pranico), manomaya kosha (corpo mentale), vijanamaya kosha (corpo dell’intelligenza o della saggezza) e anandamaya kosha (corpo della beatitudine).
Pur essendo l’uno dentro l’altro, sono però strettamente connessi l’uno all’altro. Per esempio, se siamo affaticati o tesi, il respiro diventa corto, la mente entra in uno stato di agitazione e la serenità svanisce. Quando, invece, siamo felici, proviamo sensazioni piacevoli che coinvolgono tutta la nostra persona.
Il modello dei kosha non costituisce una rigida verità, ma è un modo per:
  1. esplorare noi stessi, dalle parti più periferiche del nostro corpo, fino al centro della nostra anima
  2. realizzare quel processo in grado di portarci all’armonia psicofisica e spirituale.

ANNAMAYA KOSHA अन्नमाया कोश IL PIU' DENSO DEI CINQUE, E' IL CORPO DI CIBO: IL CORPO FISICO. (CORPO DI CIBO)
Annamaya kosha (corpo fisico) è costituito da pelle, tessuto muscolare, ossa e organi. La sua esistenza dipende dal PRANA assunto sottoforma di cibo, acqua e aria respirata. Quindi, è molto importante prestare attenzione a come nutriamo il primo kosha.
Il corpo fisico può essere armonizzato attraverso la pratica delle ASANA. Però, è necessario esser consapevoli di cosa accade agli organi e al sistema endocrino durante l’esecuzione delle posizioni.

PRANAMAYA KOSHA  प्राणमाया कोश IL SECONDO KOSHA L'INVOLUCRO DELLE FORZE VITALI, DI CIO' CHE CI MUOVE, NEL QUALE CIRCOLA L'ENERGIA, PRANA. (ENERGIA VITALE).

Pranamaya kosha (corpo pranico) è simile per dimensione e forma a quello fisico. Ha una sua struttura fisiologica composta da centri energetici, i CHAKRA, da cui scorre l’energia attraverso una rete di canali di collegamento, le nadi, la cui funzione è quella di distribuire il prana in tutto il corpo.
A livello fisiologico, il corpo pranico interessa i sistemi circolatorio e respiratorio. Per percepire la sua forza, si può provare a osservare come l’aria inspirata si diffonde in tutto il corpo.
Il corpo pranico può essere influenzato con le  tecniche yoga di respirazione (PRANAYAMA), mentre la coordinazione delle fasi di inspirazione ed espirazione durante le asana, consente di sincronizzare il corpo fisico e il corpo pranico con il corpo mentale (concentrazione e consapevolezza).
MANAMAYA KOSHA प्राणमाया कोश IL TERZO, RIGUARDA IL CORPO MENTALE, IL CORPO EMOZIONALE RELAZIONALE. (MANAS, MENTE).
Manomaya kosha (corpo mentale), corrispondente al sistema nervoso, si esprime sotto forma di pensiero e di consapevolezza.
La nostra mente è sempre affollata di pensieri che ci legano al passato e al futuro. Spesso, questi pensieri sono accompagnati da emozioni, come preoccupazione, malinconia, illusione, disillusione, rabbia, paura, che ci coinvolgono profondamente. Questa incessante attività brucia energia e ci stanca, e può indebolirci fisicamente fino a farci ammalare, perché non siamo più in condizione di recuperare quello che consumiamo. Quindi, è assolutamente necessario armonizzare questo corpo mentale con:
  • le asana perché la loro immobilità favorisce la concentrazione su un punto o sul respiro;
  • le tecniche di pranayama perché, attraverso la respirazione, la mente è aiutata a raggiungere uno stato di calma e serenità (il respiro è il ponte tra il corpo fisico e quello mentale);
  • la meditazione perché permette di ritrovare la calma mentale e la serenità necessarie per migliorare la qualità della nostra vita, utilizzando una serie di tecniche che hanno lo scopo di allontanarci dal fiume dei pensieri (e dalle emozioni che li accompagnano) per un certo tempo, mantenendo la coscienza vigile.

VIJNANAMAYA KOSHA  मनोमाया कोश QUARTO,IL CORPO DELL'INTELLIGENZA DISCRIMINATIVA.(VIJNANA,CONOSCENZA)


Vijanamaya kosha (corpo dell’intelletto o della saggezza) fa riferimento agli aspetti riflessivi della coscienza che consentono di andare oltre l’esistenza terrena attraverso la  saggezza e la conoscenza. E’ il corpo cosciente più profondo di quelli che ho descritto finora. E’ responsabile della crescita interiore, dell’etica e della morale di un individuo. È costituito da:

  • Buddhi, l’intelletto che analizza e determina la natura di un oggetto
  • Ahamkara, ciò che forma l’Ego, il principio d’auto-affermazione.

ANANDAMAYA KOSHA विज्ञानमाया कोश IL QUINTO, CORPO SOTTILE SU CUI SI BASA TUTTA L'ESISTENZA, IL PIU' VICINO AL DIVINO. (ANANDA BEATITUDINE)
Questo corpo si armonizza con la meditazione e lo studio dei maestri.
Anandamaya kosha (corpo della beatitudine) è la sede della facoltà intuitiva dove si fa l’esperienza della divinità che vive nel profondo di ogni essere umano. E’ attivo nel sonno profondo mentre negli altri stati (veglia e sogno) lo è solo parzialmente.
Si tratta dello stato spirituale in cui si sperimenta l’amore incondizionato e la comunione con la vita. E’ il piano della “felicità” d’ordine universale che illumina direttamente la coscienza dell’essere umano che la capta per intuizione spirituale e non per ragionamento mentale.
La meditazione quotidiana può armonizzare il corpo della beatitudine.

BUDDHI

l corpo umano è la porta di accesso al divino; idea, questa, tutta panindiana che si distacca nettamente dalle concezioni monoteistiche le quali riconducono sistematicamente a quel "vizio di sostanza" che si esprime con il concetto di peccato originale.
La prima manifestazione dell'atman nell'essere umano è la buddhi, la quale, di per sé, costituisce il principio dell'Intelletto superiore.
René Guénon la chiamava "Intuizione intellettuale"per distinguerla da quell'intuizione che normalmente è espressione di una capacità discorsiva e razionale dell'essere umano nel quotidiano rapporto con la realtà.
La buddhi, invece, è il riflesso della luce dell'Essere nella Manifestazione ed è proprio essa che forma l'elemento trascendentale nell'uomo.

Non può avere, quindi, conoscenza dell'Io ed è al di là delle sensazioni percepite dal corpo.
Si tratta, in sostanza, di una coscienza impersonale che crea i concetti e le idee generali, il testimone interiore che è anche giudice imparziale.



AHAMKARA

La coscienza individuale dell'uomo, invece, nasce con quell'elemento che la dottrina chiama ahamkara, il quale consente di ritenerci un individuo tra tanti, con una propria personalità.
E' proprio da questa distinta personalità che scaturisce il desiderio o, meglio, la possibilità di attrarre o di opporre, la volontà di conoscere e di essere conosciuto.
Questa separatività se, da un lato, permette all'uomo di vivere nel Creato, dall'altro è la naturale sorgente del dolore, della sofferenza psicologica di sentirsi "privato" del possesso di ciò che non appartiene.
La sete che spinge a colmare il vuoto prodotto da "ciò che non appartiene" porta alle continue esperienze della vita e, dopo la morte, costringerà questo nucleo di esistenza a rinascere.
E' con l'ahamkara che l'individuo costruisce la sua storia personale; questo senso di soggettività lo conduce a sentirsi "differente" da altri individui e quindi separato dal Tutto.
MANAS
l terzo elemento è il manas, la coscienza discorsiva, formale, che comprende la ragione, la memoria e l'immaginazione. E' l'unico elemento della struttura sottile dell'uomo che viene riconosciuto dalla psicologia occidentale: la mente; per la filosofia indiana, invece, essa è nient'altro che il senso interno, analogo agli altri cinque: vista, udito, olfatto, gusto, tatto.
La sua funzione è quella di sorvegliare il flusso ininterrotto di sensazioni che entrano nel corpo, di scegliere quelle che possono interessare l'individuo e di fare il "punto della situazione" ad ogni momento.
Attraverso la sua incessante attività stimola il senso dell'Io (ahamkara) e questi attraverso il suo funzionamento, mette in movimento la buddhi.
Il manas, quindi, è lo spirito empirico che raccoglie i dati sensibili; l'ahamkara è l'Io pensante che misura l'interesse personale e particolare e la buddhi è colei che giudica e decide.
Spesso l'attvità di quest'ultima subisce l'interferenza decisiva dell'Ego (ahamkara) il quale, così, dissimula e confonde i dati dell'intelligenza propriamente detta.

Nessun commento:

Posta un commento