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giovedì 27 agosto 2026

Ciò che chiamiamo "morte" è solo un cambiamento di forma



 La morte non esiste. Questo è il messaggio centrale dell'Advaita Vedanta, una delle filosofie più antiche e profonde dell'India.
Secondo questa visione, ciò che chiamiamo "morte" è solo un cambiamento di forma, come un'onda che ritorna nell'oceano. Tu non sei il corpo e non sei la mente. Tu sei la coscienza pura che osserva il corpo e la mente.
Ecco come l'Advaita Vedanta spiega questa verita radicale.
🌟 I Tre Pilastri dell'Illusione
Per capire perché la morte è un'illusione, dobbiamo capire come funziona la realtà secondo questa filosofia:
  • L'illusione del cambiamento (Maya): Il mondo fisico cambia continuamente. Le cose nascono, crescono e muoiono. Ma questo cambiamento è solo un'apparenza, come un film proiettato su uno schermo. Il film cambia, lo schermo resta identico.
  • La corda e il serpente: Se cammini di notte e vedi una corda arrotolata, potresti scambiarla per un serpente e spaventarti. La paura è reale, ma il serpente non esiste. Allo stesso modo, scambiamo il corpo per la nostra vera identità.
  • L'Oceano e le onde: Un'onda nasce, si muove e poi scompare. Ma l'onda ha mai smesso di essere acqua? No. La morte del corpo è solo un'onda che torna a essere oceano.
🧘‍♂️ Chi sei veramente? (Atman e Brahman)
L'Advaita Vedanta usa una formula molto semplice: Tu sei Quello (Tat Tvam Asi).
  • Atman: È la scintilla di coscienza dentro di te. È l'osservatore silenzioso che non si ammala, non invecchia e non muore mai.
  • Brahman: È l'energia e la coscienza universale che riempie tutto lo spazio.
  • La Verità: Atman e Brahman sono la stessa identica cosa. Non c'è divisione. C'è solo una grande, immensa Coscienza.
🎬 L'analogia dello Spazio nel Vaso
Immagina di avere un vaso di terracotta. Dentro il vaso c'è dello spazio. Fuori dal vaso c'è lo stesso spazio.
Se rompi il vaso con un martello, lo spazio dentro il vaso che fine fa? Muore? Scompare?
No. Semplicemente, lo spazio che prima sembrava chiuso dentro il vaso si unisce allo spazio infinito.
Il tuo corpo è il vaso. La tua coscienza è lo spazio. Quando il corpo smette di funzionare, la coscienza non subisce alcun danno.
🕊️ Vivere senza Paura
Capire questa filosofia cambia completamente il modo di vivere:
  • Fine della paura: Se capisci che non puoi morire, la paura della morte scompare.
  • Pace profonda: Smetti di aggrapparti alle cose materiali perché sai che sono temporanee.
  • Amore universale: Vedi gli altri non come estranei, ma come un'altra forma della tua stessa identica coscienza.
La morte, quindi, non è la fine della vita. È solo la fine di un'illusione.

sabato 8 agosto 2026

L'analogia del carro descritta nella Katha Upanishad

 

L'analogia del carro (The Chariot Analogy) descritta nella Katha Upanishad (1.3.3–1.3.9) è una delle metafore più potenti della filosofia vedantica. Swami Sarvapriyananda la spiega spesso per mappare l'anatomia della nostra vita interiore e mostrare come raggiungere la padronanza di se stessi.

La struttura del carro
Ogni parte del carro rappresenta una componente precisa del nostro essere:
  • Il passeggero (Atman): Tu sei il passeggero seduto sul carro. Sei la pura coscienza astratta. Non guidi il carro, non tiri le redini, ma sei il proprietario di tutta l'esperienza.
  • Il carro (Sharira): Rappresenta il corpo fisico. È il veicolo materiale attraverso cui ti muovi nel mondo. Senza di esso, il viaggio della vita non può avvenire.
  • Il conducente (Buddhi): Rappresenta l'intelletto, la capacità di discernimento e la ragione. Spetta all'intelletto prendere decisioni sagge e guidare il viaggio.
  • Le redini (Manas): Rappresentano la mente emotiva e i pensieri. Collegano il conducente ai cavalli. Se il conducente molla le redini, perde il controllo.
  • I cavalli (Indriyas): Rappresentano i cinque sensi (vista, udito, gusto, olfatto, tatto). Sono la forza motrice, costantemente attratta verso l'esterno dagli oggetti del mondo.
  • La strada (Vishayas): Rappresenta il mondo esterno e gli oggetti dei sensi (suoni, piaceri, distrazioni) che i cavalli tendono a rincorrere.

Due scenari di vita secondo l'analogia
Swami Sarvapriyananda evidenzia che la qualità del viaggio dipende esclusivamente da come queste componenti interagiscono tra loro.
1. Il carro fuori controllo (La vita inconsapevole)
Se l'intelletto (conducente) è addormentato o debole, la mente (redini) rimane allentata. Di conseguenza, i sensi (cavalli) prendono il sopravvento, correndo all'impazzata dietro a ogni stimolo e distrazione terrena (strada). Il carro sbanda, il corpo si logora e il passeggero (Atman) rimane intrappolato in un viaggio caotico fatto di ansia, dipendenze e sofferenza.
2. Il carro guidato con maestria (La vita spirituale)
In una persona spiritualmente sveglia, l'intelletto è vigile e illuminato dalla saggezza. Il conducente tiene le redini (la mente) ben salde. Di conseguenza, i cavalli (i sensi) sono disciplinati, sottomessi e corrono uniti nella direzione corretta. [1]

Il fine ultimo del viaggio
Quando il carro è perfettamente controllato, l'essere umano smette di identificarsi erroneamente con il veicolo (il corpo) o con i cavalli (i sensi). Raggiunge la fine del percorso, che la Katha Upanishad definisce come lo stato supremo di Vishnu (Tad Vishnoh Paramam Padam): la liberazione (Moksha) e la piena realizzazione di essere la coscienza immortale.

venerdì 24 giugno 2011

L’uomo ha due io: l’Io Reale, immortale chiamato ATMAN o PURUSHA e l’Io relativo, effimero, falso, AHAMKARA.



ATMAN - IL SE’ SUPREMO, ETERNO. L’uomo ha due io: l’Io Reale, immortale chiamato ATMAN o PURUSHA e l’Io relativo, effimero, falso, AHAMKARA. 
Nell’infanzia, quando le impressioni e l’ambiente circostante non hanno ancora lasciato la loro impronta inquinante, il bambino diffonde a volte attorno a sé lampi del Sé Reale Assoluto, però nella misura in cui avanza nella conoscenza delle vie del mondo, nelle quali le sue azioni e il suo comportamento influenzano l’appetito ed i suoi desideri, il suo conforto e progresso, egli comincia a tessere per se stesso un abito chiamato personalità, attraverso il quale il mondo lo conosce.