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L'Advaita Vedanta (la scuola filosofica del non-dualismo fondata formalmente da Adi Shankara) spiega l'identità tra il Sé individuale (Atman) e la coscienza universale (Brahman) attraverso il principio fondamentale che la separazione è solo un'illusione. Non si tratta di due entità che si uniscono, ma di un'unica realtà che è sempre stata tale.
Per spiegare questa identità logica e metafisica, la filosofia si serve di tre concetti chiave e di alcune celebri analogie:
1. I due livelli di realtà (Satya)
L'Advaita distingue l'esperienza della vita in due livelli:
- Vyavaharika (Realtà empirica): È il mondo di tutti i giorni. A questo livello tu ti percepisci come un individuo isolato (corpo e mente) e sperimenti un universo separato da te.
- Paramarthika (Realtà assoluta): È la verità ultima. A questo livello esiste solo un'unica ed infinita Coscienza pura, non duale, immutabile e priva di attributi (Nirguna Brahman).
2. Il meccanismo dell'illusione (Maya e Adhyasa)
Se l'identità è reale, perché non la percepiamo? La risposta risiede in Maya (il potere cosmico dell'illusione) e nel processo psicologico dell'Adhyasa (sovrapposizione).
La nostra mente commette l'errore di sovrapporre le limitazioni del corpo, dei pensieri e dell'ego al Sé. Di conseguenza, l'Atman (la coscienza pura dentro di noi) sembra frammentato in miliardi di individui, esattamente come la luce del sole che attraversa un prisma si divide in molti colori.
L'analogia dello Spazio nel Vaso (Ghatakasha)
Per far comprendere questa identità, Swami Sarvapriyananda e i testi vedantici usano spesso la metafora del vaso:
Immagina lo spazio racchiuso dentro un vaso di terracotta. Quel volume d'aria sembra separato, limitato e definito dalla forma del vaso. Se il vaso si rompe, lo "spazio interno" non si unisce allo "spazio esterno": si rivela semplicemente per ciò che è sempre stato, ovvero l'unico, immenso spazio universale. Il vaso rappresenta il nostro corpo-mente (l'ego), mentre lo spazio è la Coscienza.
3. L'equazione dei Mahavakya (Le Grandi Sentenze)
Nelle Upanishad l'identità assoluta viene sancita da formule definitive chiamate Mahavakya. La più celebre è Tat Tvam Asi ("Tu sei Quello"):
- Tat (Quello): La coscienza universale, la causa ultima dell'universo (Brahman).
- Tvam (Tu): La coscienza focalizzata all'interno dell'individuo, il testimone silenzioso delle tue esperienze (Atman).
- Asi (Sei): Indica un'identità letterale e totale.
L'identità si realizza eliminando le qualità contingenti (il "Tu" inteso come corpo mortale e il "Quello" inteso come Dio creatore dell'universo fenomenico) per rivelare che l'essenza profonda di entrambi è lo stesso e identico substrato di pura Consapevolezza (Chaitanya).
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