Wisdom of Aghoreshwar Bhagwan Ram
Babaji's commentary: Lamenting and grabbing onto the past only leads to misery. There comes a time when certain ideas and ways of thinking do not serve you anymore. During the fall season, all the leaves lose their strength and fall away. This is perfect imagery for shedding of the ego. Let go of the ego and immerse yourself in devotion. New ideas and inspirations are acquired through devotion to the guru, to the highest you can be. Out of that devotion sprouts new buds, from which fresh leaves can emerge.
«Rimpiangere e aggrapparsi al passato porta solo miseria. Arriva un momento in cui certe idee e modi di pensare non servono più. Durante la stagione autunnale, tutte le foglie perdono la loro forza e cadono. Questa è l'immagine perfetta per l'abbandono dell'ego. Lascia andare l'ego e immergiti nella devozione. Nuove idee e ispirazioni si acquisiscono attraverso la devozione al guru, al massimo che puoi essere. Da quella devozione spuntano nuove gemme, dalle quali possono emergere foglie fresche.»
Concetti chiave :
- La trappola del passato: Rimpiangere ciò che è stato blocca il flusso del presente e crea sofferenza.
- Il distacco dall'ego: La vera trasformazione inizia quando lasci andare il bisogno di controllo e di auto-importanza.
- La forza della devozione: Spostare il focus dall'ego a un principio superiore (il guru o il proprio potenziale massimo) rigenera lo spirito.
- La rinascita naturale: Come in autunno, la vita non si ferma; i nuovi germogli nascono solo dopo che il vecchio è stato lasciato andare.
- Sintomi fisici e psicosomatici: Rivivere traumi o errori passati riattiva nel corpo ansia, stress e malessere identici a quelli originali.
- Cecità verso le opportunità: Chi guarda indietro non vede le occasioni che si presentano oggi.
- Distorsione della realtà: La nostalgia tende a idealizzare il passato, facendolo apparire migliore di quanto fosse.
- Blocco della crescita: Evitare il cambiamento impedisce di maturare e di imparare dagli errori commessi.
- Praticare la Mindfulness: Spostare l'attenzione sul qui e ora per interrompere il circolo vizioso del pensiero.
- Rielaborare anziché rimuginare: Accettare le emozioni passate senza giudicarle, usandole come lezioni.
- Accettare l'impermanenza: Comprendere che lasciare andare non significa dimenticare, ma fare spazio al nuovo.
- Agire nel presente: Compiere scelte quotidiane che riflettono chi vogliamo essere oggi, non chi eravamo ieri.
- Meditazione Neti Neti (Non questo, non quello): Questa tecnica millenaria della tradizione Advaita Vedanta consiste nello scartare ogni identificazione. Durante la sessione, osserva i tuoi pensieri, le tue emozioni o i tuoi ruoli sociali e ripeti mentalmente: "Io non sono questo pensiero, io sono colui che lo osserva". Questo crea uno spazio di distacco dall'ego.
- Vipassana (Meditazione di Visione Profonda): Ti allena a osservare le sensazioni fisiche e i pensieri senza reagire. L'ego vuole sempre giudicare il piacevole o lo spiacevole. Rimanendo equanime, distruggi l'abitudine dell'ego di afferrare o respingere l'esperienza presente.
- Japa Meditazione (Recitazione del Mantra): Focalizzare la mente sulla ripetizione continua di un mantra (o sul nome del divino/guru) toglie energia ai dialoghi interiori dell'ego. La mente si dissolve nel suono e nella devozione.
- La prospettiva di Carl Jung: Jung non parlava di distruggere l'ego (che serve per vivere nel mondo reale), ma di una sua relativizzazione. Il fine della vita è l'Individuazione, un processo in cui l'ego capitola di fronte al Sé (l'archetipo della totalità psichica). L'ego capisce di non essere il re della psiche, ma solo un servitore di qualcosa di molto più grande.
- Stanislav Grof e la psicologia transpersonale: Grof ha studiato gli stati alterati di coscienza. Ha definito la morte dell'ego come il momento in cui l'individuo sperimenta la fine della propria identità separata. Questo crollo, sebbene inizialmente terrificante, è seguito da una rinascita spirituale e da un senso di unità con tutto il cosmo (l'esatto opposto della frammentazione della follia).
- Guru Gita (dallo Skanda Purana): È il testo sacro per eccellenza dedicato a questa relazione. Spiega che la parola Guru significa letteralmente "colui che dissipa l'oscurità" (Gu = oscurità, Ru = luce). Il testo descrive la devozione al guru come la via più rapida per dissolvere l'orgoglio mentale, poiché sottomettersi volontariamente a una guida annulla l'arroganza dell'ego.
- Upanishad (es. Shvetashvatara Upanishad): La parola stessa Upanishad significa "sedersi devotamente vicino al maestro". In questi testi, il discepolo pone domande con umiltà e il maestro distrugge i falsi concetti logici della mente per rivelare la verità dell'Atman (il Sé supremo).
- I Discorsi di Ramana Maharshi: Sebbene contemporaneo, i suoi dialoghi incarnano questa tradizione. Ramana spiegava che il vero Guru opera sia dall'esterno (spingendoti a guardare dentro) sia dall'interno (attirando la tua mente verso il cuore), agendo come una calamita che distrugge la falsa identità del "me".
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