Nella Bhagavad Gita (Capitolo 6, Versetto 35) , il Signore Krishna fornisce una soluzione definitiva in due fasi per domare una mente irrequieta e vagabonda: Abhyasa (pratica costante) e Vairagya (distacco).
Quando il guerriero Arjuna si lamenta che la mente è turbolenta, ostinata e più difficile da controllare del vento, Krishna non minimizza la sua difficoltà. Al contrario, riconosce la difficoltà, ma garantisce che la padronanza mentale è assolutamente possibile attraverso questi due pilastri pratici.
1. Abhyāsa (Pratica costante)
La pratica consiste nello sforzo di riportare ripetutamente la mente alla realtà ogni volta che divaga. La mente è come un animale selvatico: non starà ferma il primo giorno. [1, 2]
Reindirizzare con delicatezza: nella Bhagavad Gita 6.26 , Krishna consiglia che ovunque la mente irrequieta vaghi, bisogna riportarla con delicatezza sotto il controllo del Sé. Non si combattono né si sopprimono i pensieri; li si re-indirizza semplicemente. [1, 2, 3]
La costanza è più importante della durata: creare un'abitudine è più importante che meditare per ore. Iniziare con soli 10-15 minuti di pratica quotidiana, come la respirazione consapevole, lo studio delle Scritture o il canto, riprogramma gradualmente la tua capacità di concentrazione. [1, 2]
2. Vairāgya (Distacco)
L'irrequietezza è alimentata dai nostri attaccamenti, desideri e ansie riguardo agli esiti. Il distacco significa lasciar andare ciò che non si può controllare e ridurre la posta in gioco emotiva degli eventi esterni. [1, 2, 3]
Interrompere il circolo vizioso del desiderio: la Bhagavad Gita osserva che soffermarsi costantemente sugli oggetti materiali crea attaccamento, che a sua volta alimenta il desiderio, e il desiderio inappagato genera rabbia e caos mentale. [1]
Osservare senza lasciarsi coinvolgere: il vero distacco nella meditazione significa osservare pensieri, ricordi o emozioni così come sorgono, senza etichettarli, giudicarli o identificarsi con essi. Si diventa l'osservatore calmo del rumore, anziché il rumore stesso. [1]
Krishna consiglia che ovunque la mente irrequieta vaghi, bisogna riportarla con delicatezza sotto il controllo del Sé. Non si combattono né si sopprimono i pensieri; li si re-indirizza semplicemente. " con lo yoga Sutra di Patanjali : “Yoga Chitta Vritti Nirodha”
Il passo della Bhagavad Gita (6.26) e il celebre aforisma degli Yoga Sutra di Patanjali (1.2) descrivono lo stesso obiettivo — la padronanza della mente — ma lo affrontano con sfumature psicologiche e approcci pratici differenti.
Il primo punta sulla gentilezza della devozione e dell'azione, il secondo sulla precisione chirurgica della disciplina mentale.
Come si collegano nella pratica? Non sono approcci in contraddizione, ma due fasi dello stesso percorso:
- La Gita descrive l'inizio del viaggio (e la gestione della crisi): Quando ti siedi a meditare e la mente "scappa" verso la lista della spesa o le preoccupazioni, non puoi forzarla a spegnersi immediatamente (falliresti, generando frustrazione). Usi l'approccio di Krishna: te ne accorgi, non ti arrabbi, e delicatamente riporti l'attenzione al respiro o a un mantra.
- Patanjali descrive lo stato finale di quel processo: Ripetendo il reindirizzamento della Gita migliaia di volte (Abhyasa), le onde mentali (Vritti) diventano sempre meno intense e meno frequenti. Solo allora si sperimenta il Nirodha di Patanjali: il silenzio mentale profondo dove la mente smette di fluttuare e si sperimenta la pura coscienza.
Istruzioni dettagliate (racchiuse in particolare nei versetti 11 e 12) delineano come preparare l'ambiente ideale per calmare la mente:
1. La scelta del luogo: Isolato e Pulito
Krishna specifica che il luogo ideale deve avere due caratteristiche fondamentali:
Solitudine (Ekaki): Lo spazio dovrebbe essere in un luogo appartato o silenzioso, lontano dalle distrazioni quotidiane, dal rumore e dal viavai della vita mondana. [1]
Purezza (Shuchau Deshe): L'ambiente deve essere rigorosamente pulito, ordinato e sacro. Nella visione vedica, la pulizia fisica dello spazio esterno riflette e influenza direttamente la purezza e la calma della mente. [1, 2]
2. Come allestire la seduta: I 3 Strati Tradizionali
Il testo descrive una precisa stratigrafia per preparare il seggio (Asanam), strutturata dal basso verso l'alto per garantire isolamento termico, stabilità e comfort: [1, 2]
L'erba Kusha (lo strato inferiore): Un'erba sacra indiana nota per le sue proprietà isolanti, utile a non disperdere l'energia e a proteggere dall'umidità del terreno.
La pelle di daino o di tigre (lo strato intermedio): Tradizionalmente usata dagli antichi yogi per respingere insetti e isolare termicamente. Nota moderna: Oggi questo strato viene simbolicamente sostituito da un tappetino da yoga in materiali naturali.
Un panno morbido (lo strato superiore): Un tessuto di cotone o seta per rendere la seduta confortevole e piacevole al tatto.
3. L'altezza e la stabilità del seggio
Krishna aggiunge una nota di grande buonsenso geometrico: il seggio non deve essere né troppo alto, né troppo basso (Natyucchritam Natinicam), e deve essere saldo e stabile (Sthiram). [1, 2]
Se è troppo alto, c'è il rischio subconscio di cadere o di sentirsi instabili.
Se è troppo basso (direttamente sul pavimento freddo), l'umidità e la durezza del terreno distrarranno il corpo.
💡 Come tradurlo in chiave moderna a casa tua
Per applicare oggi i consigli della Bhagavad Gita nella tua casa, non hai bisogno di erba indiana o di rari tessuti, ma dei loro equivalenti funzionali:
Il tocco finale: La postura suggerita da Krishna
Una volta allestito lo spazio, Krishna spiega nel versetto 13 come abitarlo: mantieni il corpo, il collo e la testa eretti e immobili, allineati in un unico asse. Socchiudi gli occhi e dirigi lo sguardo verso la punta del naso (Nasikagram), per evitare che gli occhi vaghino nella stanza cercando stimoli visivi. [1, 2]
lo strumento quotidiano per raggiungere la quiete assoluta descritta da Patanjali analizzando i 5 tipi di fluttuazioni mentali (Vritti) definiti da Patanjali
Per comprendere come lo «strumento quotidiano» del reindirizzamento ci porti alla quiete assoluta, dobbiamo prima capire esattamente che cosa stiamo reindirizzando.
Patanjali, nel secondo capitolo del primo libro degli Yoga Sutra, definisce lo Yoga come la quiete delle fluttuazioni mentali (Yoga Chitta Vritti Nirodha). Subito dopo, descrive le cinque tipologie di Vritti (i vortici o modificazioni della mente). I pensieri non sono tutti uguali: Patanjali li divide in cinque categorie, che possono essere dolorose (klishta) o non dolorose (aklishta).
Ecco l'analisi delle 5 Vritti e come applicarvi concretamente lo strumento del reindirizzamento quotidiano:
Le 5 Fluttuazioni Mentali (Vritti) secondo Patanjali
Lo Strumento Quotidiano: Come il Reindirizzamento dissolve le Vritti
Quando ti siedi a meditare, la tua mente non è quasi mai ferma; è costantemente occupata a saltare da una Vritti all'altra (magari passa da un ricordo, Smriti, all'ansia per il futuro, Vikalpa).
Il segreto per raggiungere il Nirodha (la quiete assoluta) non è distruggere queste onde, ma togliere loro il carburante attraverso il meccanismo in tre passaggi del reindirizzamento delicato:
L'Osservazione Neutra (Vairāgya): Identifica quale delle 5 Vritti sta occupando la tua mente in quel momento. Ti stai arrabbiando per un ricordo (Smriti)? Stai fantasticando (Vikalpa)? Il solo fatto di etichettare il pensiero ("Ah, questa è immaginazione", "Questo è un ricordo") crea una distanza di sicurezza tra te e la tua mente.
La Non-Reazione: Se combatti il pensiero o ti arrabbi perché ti sei distratto, crei una nuova fluttuazione mentale (frustrazione). Accetta l'onda come un fenomeno naturale del lago-mente.
Il Ritorno a Casa (Abhyāsa): Con la stessa delicatezza con cui riaccompagneresti un bambino per mano, sposta l'attenzione dall'onda mentale all'oggetto della tua meditazione (il respiro, il mantra o il Sé).
Ripetendo questo processo giorno dopo giorno, le cinque fluttuazioni perdono forza. Come un lago in cui smettono di cadere sassi, l'acqua si fa progressivamente immobile, fino a raggiungere la quiete assoluta, dove lo specchio della mente riflette finalmente la tua vera natura.
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